Come è nata la leggenda del Castello di Fumone
La piccola cittadina di Fumone, in provincia di Frosinone, è arroccata sull’omonimo monte Fumone: da essa si può apprezzare dunque un panorama mozzafiato, che si estende dalla Valle del Liri ai Colli Albani.
Anticamente questa sua particolare collocazione ne fece una roccaforte di grande rilievo strategico, per cui castellanie, signorie e custodie si alternarono nel presidiare la Rocca durante i vari pontificati. Le origini di Fumone sono molto antiche e a testimonianza di ciò è l’impianto architettonico e urbanistico della cittadina, con strade strette lastricate in pietra bianca e abitazioni basse, anch’esse rivestite esternamente in pietra, e poi ancora archi, nicchie e portali. Un gioiello d’impronta medievale, perfettamente conservato e che delizia il visitatore che non può non avere l’impressione di un tuffo in un lontano passato. Ma Fumone custodisce al suo interno un luogo che ancora oggi è avvolto dal mistero, in cui la grande storia antica si mescola a leggende di sapore paranormale: il Castello Longhi. Antica rocca e prigione pontificia, il castello appartenne alla Santa Sede fino al 1586, quando fu ceduta da papa Sisto V alla famiglia Longhi di Bergamo, che era stata molto vicina a Celestino V (1215-1296). E proprio qui, per volere di Bonifacio VIII, nel 1295 fu rinchiuso il futuro San Pietro Celestino V, e ivi morì. Ancora oggi si conservano le sue reliquie e la Cappella in cui pregava il Santo.
La storia affascinante di Celestino V basterebbe a rendere interessante il Castello, ma una leggenda rende questo luogo ricco di mistero. A seguito della cessione, i discendenti della Famiglia Longhi abitarono il Castello stabilmente; alla metà del XIX sec. Francesco Longhi, il figlioletto di due anni della Marchesa Emilia Caetani Longhi, unico erede maschio, morì, probabilmente avvelenato dalle sette sorelle. La Marchesa, straziata dal dolore, fece costruire una teca di legno e al suo interno volle che fosse deposto il corpo del piccolo, imbalsamato e ricoperto di cera, attorniato dai suoi giocattoli. Pare che la donna sostasse molte ore davanti la teca, addolorata e inconsolabile: la leggenda popolare vuole che durante alcune ore del giorno e della notte, si sentano le urla strazianti della Marchesa che chiama suo figlio.
Suggestione e mistero che saranno stemperati con una passeggiata nel bellissimo ed enorme giardino pensile, dal quale godere del paesaggio circostante.
1 Poiché il Castello è ancora residenza privata, le visite possono essere effettuate esclusivamente con l’accompagnamento di una guida, che ci racconterà la storia del Castello e ci mostrerà le opere in esso contenute.
2 Possiamo visitare il Castello tutti i giorni, dalle h 10.00 alle h 12.30 ultima visita e dalle h 15 fino all’imbrunire.
3 Non possiamo scattare fotografie o girare video all’interno del Castello, ad esclusione dell’area del giardino pensile.
4 La vista della teca di legno con il corpo del piccolo Francesco Longhi, può impressionare i più sensibili.
- Risorse utili
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